Butterfly Trip

Battiti di ali. Nel silenzio di una stanza
di Yousif Latif Jaralla

Ombre di ricordi

Se l’immigrato non parla, allora bisogna ascoltare il suo silenzio, bisogna intrufolarsi nella sua pausa, nella sua esitazione, bisogna vedere come in un momento di muta introspezione i ricordi gli passino davanti agli occhi e si materializzino densi, palpabili nell’aria. Bisogna vedere come il suo corpo e i suoi tratti cambino colore, come quel silenzio avvolga e contamini l’aria e chi ascolta. A quel punto non sarà necessario chiedere: che c’è? cosa stai pensando?
Perché la risposta è lì, nell’aria, altrimenti lo sentirai rispondere, scuotendo la testa, niente. Quel niente racchiude tutto. A quel niente bisogna avvicinarsi, bisogna toccarlo con la cura di chi maneggia delicati cristalli. Ciascuno esprime, a modo suo, quel niente.
Quel niente ha bisogno di tempo per dischiudersi. C’è chi vi è intrappolato per limite di linguaggio e c’è chi ci si trincera dietro per diffidenza. E c’è quello che non capisce il senso di interromperlo. E c’è chi esita per timore di essere male inteso. Quel niente dice tanto, dice che alcune storie non vanno raccontate. E poi ci sono storie personali, e come tali devono restare. Vite da salvaguardare, ricordi da custodire. Oppure, quel niente semplicemente è un segnale di ‘lavori in corso’ di un luogo a noi ignaro, con il quale l’immigrato deve ancora fare i conti.
Raccontare necessita di consapevolezza e capacità di elaborazione dei cardini e degli snodi delle proprie vicende. Dall’altra parte, lo sforzo di chi ascolta è di intercettare il limite massimo di espressione delle poche parole alle quali lo straniero affida le proprie emozioni. Bisogna sapere attendere, lasciando tante porte aperte e tante finestre, e procedere decodificando gesti e silenzi. Procedere piano, procedere con cura, essere lì ed essere pronti a raccogliere qualsiasi
gesto che possa diventare la chiave che apre la porta, dietro la quale si rintana l’immigrato con le proprie storie.

(continua a leggere)

Foto Backstage 

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YOUSIF LATIF JARALLA è un videomaker e narratore iracheno. Si trasferisce in Italia nel 1980 per compiere i suoi studi all’Accademia di Bella Arti di Roma. A partire dagli anni ‘90 porta in scena i suoi spettacoli che hanno come temi centrali la guerra e i racconti dalla tradizione sufi e che traggono origine dal modello narrativo dei cantastorie mediorientali.

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I testi e le foto del blog sono tratti dal libro  “Dai barconi all’università – Percorsi di inclusione linguistica per minori stranieri non accompagnati” a cura di Marcello Amoruso, Mari D’Agostino, Yousif Latif Jaralla edito dalla Scuola di Lingua italiana per Stranieri – Università di Palermo.

La foto di copertina e tutte le altre all’interno del volume sono state scattate da Antonio Gervasi dall’autunno del 2012 alla primavera del 2015 all’interno del percorso di inclusione linguistica a cui è dedicato questo volume.

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