A – Tratti

Eunos, Sadik, Mohamed e tanti altri, mentre giocano a calcio, imparano a scrivere e a leggere, scherzano con i tutor, partecipano a una caccia al tesoro. Sono migliaia gli scatti che ho accumulato nel mio PC a partire dall’estate del 2012. Non un progetto preciso ma semplicemente il prendere parte con la fotocamera al dipanarsi di un percorso. «Oggi c’è la nostra partita a Mediterraneo Antirazzista vieni a fare due foto», oppure «Andiamo con i ragazzi a incontrare Noa, dai vieni a fare qualche scatto», è stato quasi sempre Marcello a tirarmi dentro. Anche nel teatro a Santa Chiara, che in qualche maniera è stato il momento di svolta. In quel caso era qualcosa di più di una documentazione estemporanea. Si trattava di gestire la macchina fotografica in modo non invasivo rispetto a quello che man mano
accadeva e di rinunciare a scattare se il click poteva bloccare una emozione. E dopo i sabati a Santa Chiara, le foto di backstage di Butterfly Trip, di nuovo a fermare emozioni e storie che prendevano finalmente corpo.7

Da queste ultime esperienze nasce l’idea di fare dei ritratti. Il luogo è sempre lo stesso, le aule di Sant’Antonino, subito prima o subito dopo una lezione o più spesso dopo una intervista condotta da Yousif e Marcello, o ancora alla fine di una scena di Butterfly. In questi ultimi casi l’idea era di utilizzarel’effetto ‘riscaldamento’ dato dall’intervista o dall’avere preso parte a una scena in cui il viaggio era stato evocato o narrato. Ma davanti a delle luci e a una macchina fotografica prendeva subito il sopravvento il ‘mettersi in posa’, sul modello fototessera o autoscatto.
Dopo un paio di esperimenti fallimentari, ho deciso di cambiare strategia. Ho chiesto ai ragazzi, con molti dei quali erano ormai numerosi i momenti di incontro anche fuori di Sant’Antonino, di pensare a una situazione cui erano stati particolarmente felici o tristi, arrabbiati o sereni, prendendosi tutto il tempo che volevano. Solo quando erano pronti, uno alla volta, entravano dentro l’improvvisato set, una classe momentaneamente vuota. Pochi scatti al giorno, a volte nessuno, altre volte più di uno. Senza nessuna sistematicità, con pause frequenti e andate collettive alla macchina del caffè. Un lavoro fatto a-tratti, in cui c’è discontinuità ma anche attrazione, la mia verso esperienze così forti come quelle che ho sentito tante volte raccontare, le loro verso questo pezzo di mondo dove viviamo.

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A-TRATTI iii

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(©Antonio Gervasi Copyright)

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I testi e le foto del blog sono tratti dal libro  “Dai barconi all’università – Percorsi di inclusione linguistica per minori stranieri non accompagnati” a cura di Marcello Amoruso, Mari D’Agostino, Yousif Latif Jaralla edito dalla Scuola di Lingua italiana per Stranieri – Università di Palermo.

La foto di copertina e tutte le altre all’interno del volume sono state scattate da Antonio Gervasi dall’autunno del 2012 alla primavera del 2015 all’interno del percorso di inclusione linguistica a cui è dedicato questo volume.

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